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Mobbing

Scheda aggiornata al 06/02/2019

COS'E'

Il mobbing, termine che deriva dall’inglese to mob, attaccare,  consiste in   comportamenti di persecuzione emarginatrice o svalutante nei confronti della vittima prescelta. E’ un fenomeno di violenza prevalentemente (ma non esclusivamente) psicologica caratterizzato da sopraffazione e accanimento nei confronti della vittima di atti di dominio, svalutazione o estromissione dal gruppo di appartenenza (lavorativo, sociale, familiare). Le ragioni della persecuzione possono essere di genere, razziali, religiose, politiche.

QUALI DANNI COMPORTA
Il mobbing non è un problema del singolo individuo che lo subisce  ,ma è  un fenomeno che  arreca pregiudizio alla qualità della vita di relazione  ed al benessere non solo psicofisico  ma anche economico del tessuto sociale, danneggiato dai disservizi e dallo spreco delle  risorse   pubbliche  che il mobbing produce, sia  per i costi che il servizio sanitario dovrà sostenere per trattamenti  terapeutici, farmacologici, ricoveri della vittima,   sia per l’incremento delle  spese causate dagli   oneri   previdenzali ed assistenziali  ( assenze per malattia,pensionamenti anticipati, invalidità, mobilità) che ne derivano, a carico della collettività.

Il mobbing, se commesso sul  lavoro, è considerato dall’INAIL possibile causa di malattia professionale indennizzabile.

COME SI MANIFESTA
Piccoli, ricorrenti soprusi (atti, parole, gesti, scritti) apparentemente insignificanti,  ma progressivi, se  raccolti, soppesati e provati ,sono elementi che possono evidenziare il disegno del mobber.

I comportamenti svalutanti, lo svuotamento progressivo del ruolo, l’isolamento  dagli altri componenti del gruppo di appartenenza, le ironie  denigratorie,gli atti discriminatori, i rimproveri iracondi e  non propositivi ne sono alcuni degli aspetti più comuni.

NORMATIVA

CHI PUO' RICHIEDERE

La persona interessata dal fatto:

  1. E' opportuno rivolgersi ad uno dei vari "sportelli mobbing" elencati nella nota esplicativa (vedi paragrafo seguente) per avere assistenza e consigli.
  2. Se il "mobbing" è stato attuato con azioni penalmente rilevanti (per es. ingiurie, diffamazione, minacce, molestie, maltrattamenti ecc.), o se ha provocato una vera e propria malattia, fisica o psichica, la vittima può presentare denuncia/querela (vedi scheda "Querela, denuncia, istanza, esposto").
  3. In ogni caso, si può agire in sede civile per chiedere il risarcimento dei danni. A tal fine occorre ricorrere ad un avvocato. Quando la vittima è persona "non abbiente" può chiedere di essere ammessa al patrocinio a spese dello Stato (vedi scheda "Patrocinio a Spese dello Stato in materia civile").

     

E' indispensabile provare sia i comportamenti prevaricatori, sia i danni causati dal mobbing. A tal fine è necessario, per i primi, raccogliere prove testimoniali e/o documentali e, per i secondi, farsi diagnosticare tempestivamente le conseguenze psico-fisiche subite, ricorrendo a strutture pubbliche qualificate (quali ASL, Strutture ospedaliere e medici di base).

DOVE

Presso il Palazzo di Giustizia - Tribunale di Torino - Corso Vittorio Emanuele II, 130 - 10138 - U.R.P. - Sportello per il Cittadino (per il rilascio di materiale informativo) - Piano Terra - Ingresso 1 - Stanza 01620. L’elenco degli sportelli "mobbing" è disponibile nell’allegata "nota esplicativa".

COME SI SVOLGE

COME ARRESTARE LA PROGRESSIONE MOBBIZZANTE
Il mobbing diviene spesso riconoscibile quando oramai i suoi danni più devastanti  si sono già verificati .

La prevenzione ne  può abbattere i costi sanitari e sociali   e si dimostra particolarmente importante, perché sopperisce alle carenze del sistema sanitario e di quello legale, che non sono attrezzati ad intervenire sulle cause ma sulle conseguenze del mobbing  e normalmente intervengono quando i sintomi o i  danni alla vittima  si sono resi evidenti e  risultano talora irreversibili.

A tale scopo è fondamentale interrompere in modo adeguato (con atti che demotivano e scoraggiano l’aggressore)  la progressione di fasi che comportano nella vittima iniziale sottovalutazione  del fenomeno ed incredulità, successivamente apprensione, disagio, caduta di autostima, ansia, panico,somatizzazioni, cronicizzazioni delle patologie, invalidità.

COME TUTELARSI, PROVANDO IL COMPORTAMENTO DEL  MOBBER
La prova del mobbing è più difficile di quella della violenza sessuale ( che può essere data con segni quali  lesioni, indumenti strappati,   tracce di DNA dell’aggressore).

La vittima è spesso l’unico testimone, anche per l’indifferenza o la mera inadeguatezza degli altri, talora complici in quanto abbandonici ed a volte, paradossalmente, addirittura taciti sostenitori della violenza tramite la quale possono trarre anche insperati vantaggi ( si pensi , nei  livelli medio alti delle gerarchie aziendali, ai colleghi  della vittima che potrebbero vedere aumentate le proprie possibilità di carriera, se venisse  meno un  potenziale concorrente che è il collega  mobbizzato; analogo fenomeno può verificarsi quando la stabilità del posto di lavoro è estremamente precaria ed il mobbing di un compagno –cosiddetto mobbing  orizzontale, per distinguerlo da quello verticale  o bossing, compiuto da chi è gerarchicamente sovraordinato alla vittima  - può  essere mirato a salvaguardare il proprio posto di lavoro.

E’ utile raccogliere, annotandole e se possibile documentandole, tutte le prove, cercando di far maturare  la consapevolezza e la solidarietà degli   eventuali   testimoni ( cosa  talora difficile, ad esempio, tra i compagni di lavoro che siano esposti al pericolo di licenziamento o di atti ritorsivi ); è conveniente, al riguardo raccogliere la documentazione comprovante le vessazioni subite ( es: adibizione a mansioni dequalificanti), annotare giorno, ora, luogo, autore del comportamento mobbizzante, testimoni ( più facili da trovare tra chi non è più in servizio) disponibili a confermare le circostanze.

COME PROVARE IL DANNO PATITO
E’  indispensabile poter provare  il nesso  di causalità tra i comportamenti mobbizzanti  ed il danno patito. A tal fine  è necessario in sede di accertamenti sanitari riferire i comportamenti del persecutore e farsi diagnosticare il mutamento delle condizioni di salute verificatosi ricorrendo a strutture sanitarie pubbliche. I sintomi ricorrenti del mobbing possono essere ansia, depressione, attacchi di panico,  insonnia, emicrania, cefalea, dolori muscolari, precordialgie, palpitazioni cardiache, acidità gastrica, tremori, mancanza d’appetito, fame eccessiva, diminuzione della potenza e del desiderio sessuale, perdita di autostima.

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